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Sono purtroppo costretta a riassumere gli antefatti e i fatti a pro di una piena comprensione, e fin da ora mi scuso se non riuscirò ad esser breve.

A seguito di un incidente stradale nel 2009 muore il mio compagno e convivente da più di 20 anni , nonché padre di mio figlio allora quindicenne.L'investitore, che, sotto l'effetto di stupefacenti, col suo Suv lo ha travolto mentre in bicicletta percorreva la corsia opposta, viene riconosciuto colpevole e condannato.
Dopo un periodo di niente di fatto a causa dello stato traumatico in cui versavo e del passaggio sotto avvocati caimani, cambiati legali si procede a richiesta di risarcimento alla Compagnia assicuratrice.

Nel frattempo però alla stessa cosa hanno provveduto l'altro figlio del mio compagno, trentenne ed autonomo e la di lui madre, ex moglie separata legalmente da più di vent'anni. Quest'ultima, venuta a conoscenza che nulla spetterebbe a moglie separata, dichiara mendacemente, e col supporto di testimonianze scritte del tutto false, che la persona deceduta era con essa convivente e non con me e mio figlio. Al che i miei legali  mi hanno fatto produrre a mia volta delle testimonianze scritte, le mie rigorosamente corrispondenti a verità, che attestano inequivocabilmente (la vicina di casa che lo aveva visto uscire di casa con la bici la mattina dell'incidente, il medico di famiglia, amici che avevano cenato con noi la sera prima ) non solo la convivenza, ma  il suo in essere al momento del fatto.

La Compagnia Assicuratrice, dopo un po' di trattativa, formulò un'offerta di € 100.000 per me e di 180.000 per mio figlio. L'offerta, per inanità dei legali e per altri motivi, fra cui una seria patologia che nel frattempo mi aveva colpito e che io collego al lutto e al trauma subìto, ci fu corrisposta ( e per questo devo ancora ringraziare l'avv. Cesari che mi spinse a sollecitare i miei legali affinché facessero richiesta scritta, essendo comunque dovuta tale corresponsione) solo ai primi del 2013. Accettammo  l'offerta a  titolo di acconto.

La questione, fra alti e bassi e  trattative orali, è rimasta insoluta fino ad ora, senza che si chiudesse la pratica o  che si ottenesse niente altro.

Si pone adesso  la scelta se andare in causa o no.E, malgrado me ne manchi ancora la forza e la voglia, devo in qualche modo concludere questa vicenda, e nella maniera più giusta, anche se continua a farmi orrore che beni materiali possano compensare la perdita di una vita umana: lo devo al mio compagno, a mio figlio, ed anche a tutte le vittime di delinquenti incoscienti e di comportamenti irresponsabili.E inoltre non possiamo tollerare che abbiano la meglio menzogne, disonestà  ed avidità: quelle dell'altro figlio e della ex moglie.

Chiedo intanto, prima di proseguire esponendo altri elementi,  i miei intenti e le mie perplessità: a vostro parere, quanto si avvicina o si allontana da un equo risarcimento quanto finora offerto?



Rettificato con abiblo il 18/04/2016 * 19:13

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